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Semeraro lascia il Lecce

giugno 27, 2012 da redazione

La famiglia Semeraro lascia l'US Lecce 1908 dopo quasi diciotto anni (la società era stata rilevata nel 1994). Diciotto anni durante i quali la società giallorossa  ha disputato dieci campionati di serie A, ha ottenuto cinque promozioni in sette campionati di serie B, e disputato un campionato di serie C con promozione immediata.

Questa la fredda cronaca. Non abbastanza "fredda" però per evitare di accendere gli animi di chi, basandosi sulla distaccata lettura dei dati, piange lacrime amare per l'addio del Patron Giovanni e annessa prole. Tra questi tifosi, molti sono quelli che fregandosene altamente del Lecce temono di non poter rivedere per molto tempo le amate juvemilainter al Via del Mare. Pazienza, se ne faranno una ragione e continueranno a guardare le pay tv dove potranno sintonizzarsi sul canale dove anche il telecronista è palesemente schierato (per contratto) e gioire dei successi delle strisciate del nord.

Allo stesso modo gli "uommene scicche e le femmene pittate" dotati di ingresso gratuito, che gremivano la tribuna centrale durante gli incontri di cartello potranno finalmente dedicarsi ad attività a loro più consone come visitare autosaloni o cercare di allungare ancora di più le loro volgari unghie finte. Ma per il tifoso del Lecce, quello duro e puro era giunta l'ora di staccare la spina, prima che la famiglia Semeraro trascinasse all'inferno l’intera città e l’intero salento con la promessa/minaccia di consegnare la squadra nelle mani del sindaco in data 1 luglio. Da troppi anni ormai, i Semeraro si erano stancati e soprattutto avevano stancato i tifosi della maglia giallorossa. Avevano stancato quei tifosi che macinano chilometri su e giù per la penisola senza chiedere nulla in cambio, solo per amore di una maglia.

Quei tifosi schiavi di una fede ma non dei denari di Giovanni Semeraro. Quei tifosi che da troppo tempo facevano buon viso a cattivo gioco quando Semeraro acquistava a peso d'oro calciatori dalle dubbie qualità (Casanova, Mateo, Chichero, Tesser, Edinho, Piatti) per compiacere chissà quale agente sudamericano. Quei tifosi che facevano finta di non capire il perché degli ingaggi di calciatori vicini ad un certo ds (Papa Waigo, Fletscher, Lovrecic, Bordon, Seferovic). Quei tifosi che hanno sopportato come ds di una società di serie A tal Angelozzi, quello del "piedigrill" e degli "amichi grechi" e sopportato l'immotivato allontanamento di persone di calcio come Gino Dimitri e Robertino Rizzo. Quei tifosi a cui è stata somministrata la filippica a favore della tessera del tifoso da parte dell'amministratore delegato Fenucci che ha cambiato idea appena approdato alla corte verde dollaro di  Pallotta e DiBenedetto. Ma soprattutto quei tifosi che si sono visti scippare dei festeggiamenti per il centenario della loro squadra perché il patron Giovanni non riconosceva la data 1908 come la data di nascita del calcio leccese, salvo però farne un marchio da commercializzare con ottimi risultati.

Le ultime, patetiche esibizioni della famiglia Semeraro "Lecce non è da serie A", "In 18 anni ho investito 100 milioni di euro, una cifra che per pudore non volevo comunicare, ma che serve a far capire quanto io e la mia famiglia abbiamo  dato a questa squadra” fanno capire quanto grandi fossero le distanze tra proprietà e tifosi non più disposti a farsi prendere in giro da Rico e Pierandrea (Dio abbia pietà di lui qualora fosse coinvolto nello scandalo delle partite truccate).

Ecco cosa non hanno mai capito Giovanni Semeraro e i suoi pargoli: non hanno mai capito che al tifoso, e a quello del Lecce in particolare, basta un piccolo sogno da coltivare per accendere il sacro fuoco della passione. Giovanni Semeraro e i suoi pargoli non hanno mai capito che la passione del tifoso salentino non si accende con tristi fuochi d'artificio o lacrime da sceneggiata napoletana, non hanno capito che la passione del tifoso leccese non è una delle tante voci da mettere a bilancio.

Amara uscita di scena per la famiglia Semeraro, un addio senza dignità, intriso di rancore e minacce, lontano anni luce da quell'orgoglio esibito poche settimane fa dal popolo giallorosso al Bentegodi di Verona. Forse, chi tanti anni fa, in curva nord scriveva "US LECCE SPA TROPPO AVIDI PER DIVENTARE GRANDI" non aveva tutti i torti. Forza Lecce, Sempre!

Fabrizio Luperto

 

Commenti

belle parole!

giugno 27, 2012 da SalenTO, 2 anni 12 settimane ago
Comment: 220

Altre parole non li avrebbero descritti così bene!

...o, forse, sarebbe bastata una sola parola: "mandorlari"