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Pratiche di cittadinanza

maggio 10, 2013 da redazione

È stato pubblicato all’Albo Pretorio del Comune di San Cesario in data 17 aprile 2013 lo Statuto Comunale, al quale sono state apportate importanti modifiche.

Mentre sulle pagine dei quotidiani nazionali sono rimbalzati nei giorni scorsi gli attacchi leghisti sulla nomina di Cecelie Kyenge, il primo ministro nero del Parlamento italiano, nel Consiglio comunale di San Cesario si è compiuto un atto importante nella direzione delle pratiche di partecipazione e integrazione sociale. Sono state approvate infatti le modifiche e le integrazioni allo Statuto Comunale, cioè a quel documento fondamentale che definisce il patto di cittadinanza e le regole della convivenza civile e democratica di una comunità. Di particolare rilievo l’inserimento nell’Art. 26 dello Statuto, della figura del Consigliere straniero aggiunto. Si legge infatti nel documento che tra le finalità del Comune vi è quella di "garantire la partecipazione, l’integrazione ed il coinvolgimento dei cittadini stranieri residenti nel territorio attraverso l’istituzione del consigliere aggiunto".

La presenza significativa nel nostro territorio di cittadini stranieri comunitari ed extracomunitari, più di 360, soprattutto di nazionalità senegalese e albanese, porta inevitabilmente a confrontarsi con una comunità in crescita che richiede tutti gli spazi possibili per avere momenti di confronto e di integrazione con il resto della cittadinanza. Il consigliere aggiunto potrà farsi portavoce delle istanze di coloro che, pur provenendo da culture e paesi differenti, hanno scelto di vivere nel nostro paese, nel rispetto delle nostre leggi e istituzioni. Seppur privo del diritto di voto il consigliere aggiunto avrà diritto di parola e di proposta nei consigli comunali, rendendo così più agevole la relazione degli stranieri con l’amministrazione e migliorando il rapporto tra la comunità che rappresenta e i cittadini nati e cresciuti sul territorio.

L’elezione del consigliere comunale aggiunto verrà disciplinata da un regolamento comunale che in questi giorni la Commissione Consiliare Permanente di Garanzia e Controllo sta definendo. Il consigliere straniero aggiunto è una tappa simbolica ma di grande significato ed innovazione istituzionale nel rapporto degli stranieri con le istituzioni che regolano la loro vita. Non è regolando il rimpatrio dei clandestini, come prevede la legge Bossi- Fini, che si può gestire la realtà dei flussi di immigrati nel nostro territorio. La fermezza nei confronti di chi non rispetta le legge deve essere accompagnata da percorsi di inclusione sociale che possano portare in futuro anche al diritto di voto amministrativo per tutti gli immigrati che nel nostro paese lavorano, pagano le tasse e contribuiscono alla sua crescita .

Altra novità prevista dallo Statuto è l’istituzione, con apposito regolamento, del Registro delle unioni civili di cui molti comuni in Italia sono già dotati e che non pochi dibattiti crea intorno a sé. "Finalità del Comune - si legge nell’Art.2 dello Statuto – è sostenere e tutelare le unioni civili al fine di superare situazioni di discriminazione e favorirne l’integrazione nel contesto sociale, culturale ed economico del territorio". Ma in concreto che cos’è e che cosa prevede? Il registro delle unioni civili è uno strumento di tipo amministrativo attraverso cui il comune delibera che, le coppie conviventi unite da vincoli affettivi, ma non legate da rapporti di matrimonio, parentela, adozione o tutela, che decidono di iscriversi a questo registro sono equiparate alle coppie sposate e accedono automaticamente a tutti i provvedimenti di competenza del comune, come quelli legati alla casa, ai servizi sociali, allo sport, al tempo libero. Anche questa è una realtà con cui confrontarsi e che al di là degli accesi dibattiti tra i sostenitori da un lato e coloro che sono contrari alle unioni civili dall’altro, richiede interventi più definiti.

Il registro dei comuni non può essere una fonte del diritto capace di introdurre cambiamenti del codice civile. Si tratta di provvedimenti che incidono a livello amministrativo, quindi con una portata limitata rispetto a ciò di cui una coppia potrebbe necessitare. Una legge nazionale servirebbe a definire in maniera chiara diritti e doveri dei conviventi.

Favorire l’attuazione dei diritti non può che rafforzare la democrazia, e il costruttivo lavoro svolto dalla 2^ Commissione, così come espresso in seduta consiliare dal presidente della stessa, Massimo Liaci e dal sindaco Andrea Romano e che ha portato all’approvazione unanime dello Statuto, rappresenta un momento di crescita per la nostra comunità ed uno step in più nel passaggio da una realtà di tolleranza ad una di convivenza efficace e vantaggiosa anche per le future generazioni.

Giuliana Scardino
giuliana@alambicco.com