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Mani di fata

marzo 1, 2014 da redazione

Lidia Cuna al lavoro
Il Tombolo
Una creazione di Lidia Cuna

 

L’antica, preziosa, arte del tombolo, che rischia ormai di andare perduta, raccontata dalla signora Lidia Cuna

 

A che età ha imparato il tombolo?

Da bambina, avevo 10 anni. Ai miei tempi c’era l’abitudine nei paesi, di scambiarsi le conoscenze dell’arte del ricamo e del cucito. Mia zia era sarta e la signora che veniva a imparare a cucire da lei, la signora Maria Scardino, di Lequile, ha insegnato a sua volta, a me, il tombolo. Ho poi frequentato il convento della suore di Lequile, nel ’60, seguita da una suora molto brava, che mi ha insegnato molti trucchi di quest’arte. E dopo anni di esperienza ho lavorato per loro insegnando ad altre ragazze ad apprendere il tombolo. Quando poi mi sono sposata e trasferita a San Cesario ho continuato in questa mia passione. Per me è sempre stato un modo per distendermi dopo gli impegni quotidiani della famiglia.

Tanti anni fa era consuetudine, per le ragazze, andare “alle mesce”.

Si, era quasi un obbligo; c’era chi imparava il ricamo, chi a cucire, chi il tombolo. Anch’io ho iniziato per scelta di mia madre, solo dopo mi sono appassionata. Spesso queste creazioni erano destinate ad arricchire il corredo delle “figlie da maritare” (tovaglie, lenzuola, asciugamani, tovagliette, persino i fazzoletti). Quando mi fidanzai, realizzai per il mio futuro marito un‘applicazione in seta di pizzo per il fazzolettino da taschino. Nel passato quando i bambini nascevano in casa si metteva sul letto la coperta più bella, e le ragazze presentavano prima del matrimonio il corredo, a parenti e vicine. Poi la tradizione del corredo si è andata man mano perdendo e in molti casi queste lenzuola, impreziosite da pizzi e merletti, hanno finito per essere tirate fuori solo in occasione di funerali!

Ci spiega meglio quali sono i materiali e le tecniche del tombolo?

Il tombolo è un cilindro di stoffa, che in passato era riempito di paglia, (oggi si usa la crine), sul quale viene spillato un disegno, spesso ripreso dalle riviste, e appoggiato su una sedia o un supporto di legno. Io utilizzo ancora lo sgabello di appoggio  in legno, vecchio di  sessant‘anni, realizzato all’epoca su richiesta delle suore, da un’artigiano, mesciu chiappinu, in sostituzione delle sedie su cui si appoggiava il cilindro, decisamente più scomode per le nostre spalle e che ci costringevano in posizione ricurva. La tecnica consiste nell’intrecciare,  inserendo tra i tantissimi spilli, filati  di lino, cotone, seta, arrotolati su asticciole di legno, i fuselli.

Ci racconta qualche aneddoto di quando andava “alla mescia” per imparare il tombolo?

A quei tempi i genitori erano molto severi. Ricordo che quando ero in quarta elementare, non volevo più andare alla mescia, per non togliere tempo allo studio, ma mia madre ci teneva che imparassi il tombolo e non voleva fare brutta figura con la mescia,  perciò stanca dei miei continui rifiuti mi fece un occhio nero e…continuai ad andare dalla mescia. Devo però ammettere che quel ceffone servì perché col tempo mi appassionai ed ora sono orgogliosa delle mie realizzazioni. Quando si è ragazze non è facile stare ore ed ore sedute, il tombolo richiede molto impegno e pazienza.

Ci sono state mostre o iniziative promosse dal Comune o da associazioni a cui lei ha partecipato, per far conoscere le sue produzioni e queste antiche arti?

Una mostra di questo tipo è stata organizzata qualche anno fa dalla Società del Mutuo Soccorso, ma niente di relativo al tombolo. Sicuramente qualcosa in più si potrebbe fare per la sua riscoperta e valorizzazione.

C’è la volontà, secondo lei, di tramandare le proprie conoscenze alle nuove generazioni?

Personalmente sono sempre stata disponibile a questo, sono arti che si stanno perdendo nel tempo, ma è difficile trovare oggi ragazze interessate. Il tombolo è un’arte non facile che richiede molto tempo di applicazione per ottenere dei risultati, ed il tempo e la pazienza spesso mancano alle nuove generazioni, così prese da tanti impegni e abituate a voler raggiungere obiettivi  con poco sacrificio.

Ci sono creazioni  a cui è particolarmente legata?

Il tombolo richiede ore ed ore di lavoro paziente e attento. Tutto ciò che ho realizzato negli anni mi piace,  perché è una soddisfazione poter ammirare il frutto di tanta fatica.

 

Giuliana Scardino
giuliana@alambicco.com