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Giovani promesse e “vecchie” certezze

ottobre 11, 2013 da redazione

Andrea Cicerello e mister Enrico Diamante:giovane promessa del calcio salentino il primo, allenatore navigato del settore giovanile il secondo, entrambi sancesariani doc

Verrebbe quasi da intervistarli insieme e mettere a confronto due ruoli, generazioni e approcci completamente differenti al calcio ma è praticamente impossibile perché il calcio è anche e soprattutto impegno e sacrificio, poco tempo libero da dedicare a famiglia ed amici. Ed ecco a voi un viaggio nelle giovanili, quelle che sono il cuore e il futuro del calcio.

Incontro mister Diamante appena rientrato da un allenamento, ancora con il borsone in mano si preoccupa di non perdere il dvd con la partita di domenica scorsa, perché anche se si è vinto, bisogna visionarla con i ragazzi e capire gli errori.

Come inizia l’avventura nel mondo del calcio giovanile?

La mia esperienza inizia da San Cesario, dove con un gruppo di amici - Fabio Ciccarese, Annino Micella e Tonino De Giorgi - abbiamo fondato una scuola calcio che in breve tempo diventò per numeri e qualità il fiore all’occhiello di tutta la provincia. Gli ottimi risultati raggiunti con la scuola hanno attirato l’attenzione di Robertino Rizzo e Gino Dimitri che mi proposero il passaggio nelle giovanili dell’U.s. Lecce; ho accettato perché la voglia di mettermi in discussione era ed è tanta, anche se è stata una decisione difficile perché il legame con gli amici della Polisportiva era forte e i quasi 300 ragazzi iscritti in quell’anno erano una grande soddisfazione. Il primo anno mi sono diviso tra San Cesario e Lecce, l’anno successivo nel campionato agonistico e da lì c’è stato un continuo e progressivo passaggio di categoria.

Questo lavoro è fatto di un continuo aggiornamento e studio, che ha sottratto e sottrae tempo e risorse alla famiglia ed alla vita privata ma che sa dare grosse soddisfazioni professionali e soprattutto umane.

Qual è l’approccio con i calciatori in fin dei conti bambini o adolescenti e quanto influiscono le famiglie con la crescita sportiva dei ragazzi?

Alla base di tutto c’è sempre il divertimento e nel divertimento riesci a far emergere le qualità di un ragazzo. A volte, uno dei problemi della scuola calcio sono proprio i genitori, perché la gran parte delle ansie dei ragazzi è dettata dalle pressioni dei genitori; le ambizioni delle famiglie e dei ragazzi stessi sono un limite difficile da superare proprio perché a volte non fanno emergere le qualità, soprattutto se si considera che la formazione di un giocatore è piena di sacrifici.

Qual è la più grande soddisfazione della sua carriera?

Ho avuto la fortuna di selezionare ragazzi che oggi si dividono tra Beretti e prima squadra nel Lecce. Un gruppo di 4/5 giocatori nell’orbita del Milan, Roma, Fiorentina e Sampdoria che ancora oggi a fine partita mi chiamano per raccontarmi l’incontro, chiedere consigli che non posso dare perché non bisogna mai essere invadenti nei confronti dei colleghi; l’estate quando tornano ci tengono a regalarmi le maglie firmate. Questa è la più grande soddisfazione, perché questo vuol dire che, oltre ad essere stato un buon insegnante, si è instaurato un rapporto umano che va oltre il calcio.

Cosa pensa delle scuole calcio sponsorizzate da giocatori importanti e/o procuratori?

Una delle problematiche dei ragazzi che ruotano intorno ai settori giovanili è proprio quella dei procuratori: una volta l’età minima perché si potessero contrattualizzare gli atleti era quella dei 16/17 anni, oggi ci sono pseudo procuratori che contattano i ragazzi già a 12/13 anni; una fascia d’età critica, quella che si affaccia ai giovanissimi nazionali sottoposti a contratti pluriennali, e quindi si perdono dei talenti davanti a proposte che si chiamano Milan, Fiorentina. Ripeto sempre ai giovani, ma soprattutto alle famiglie, che in queste grosse società i ragazzi sono numeri con poche possibilità di trovare spazio, mentre in società come Empoli, Bari, Lecce, Atalanta sono contesti in cui si lavora per la crescita, continui ad avere un nome e cognome e ci sono più possibilità di fare un percorso completo ed arrivare in prima squadra.

L’intervista è finita ma passiamo altri venti minuti a commentare tutte le foto appese al muro, tornei in giro per l’Italia, vittorie contro squadre importanti dalla Roma al Liverpool, all’Arsenal, sempre tra bambini e ragazzi che cercano di imparare quanto più possibile dal loro mister, ammaliati, un po’ come me, dalla sua passione.

 

Andrea Cicerello è a casa con la sua famiglia: un ragazzo sincero ed educato, con tanti sogni e sulla buona strada per realizzarli.

A quando la prossima partita in prima squadra?

Mi hanno chiamato ieri sera per allenarmi in prima squadra per la partita di coppa, ma purtroppo mi sono infortunato sabato scorso contro il Vigor Lamezia.

A 17 anni non deve essere facile gestire tutti gli impegni tra scuola, amici e calcio. Com’è la tua giornata?

Frequento il quarto anno al Commerciale, quindi torno da scuola e faccio gli allenamenti ogni giorno. Rientro a casa alle 18.30 e ci sono i compiti che mi aspettano; ho poco tempo libero per la famiglia e gli amici, ma sono sacrifici che faccio volentieri perché mi piace giocare a calcio e perché lo devo alla mia famiglia che fa molti più sacrifici di me, senza mai farmi pesare niente, per farmi vivere questo sogno e sperando che un giorno tutti questi sacrifici saranno ricompensati.

Com’è iniziata la tua avventura?

Nel Lecce nel 2005, prima a San Cesario dove mi seguiva il mister Diamante; grazie a lui sono diventato quello che sono come calciatore ed anche come persona. Nel 2005/2006 abbiamo fatto un bel campionato, sono andato a Coverciano dove abbiamo fatto uno stage e poi ogni anno così fino ad arrivare alla Beretti.

e l’esordio in prima squadra?

Ho esordito contro il Parma grazie alla possibilità che mi ha dato mister Moriero, in Coppa Italia: tanta emozione di giocare con il mio Lecce su un campo di serie A, ma soprattutto tanta emozione di allenarmi con giocatori del calibro di Miccoli e Bogliacino, ed essere stato allenato anche se per poco da Moriero che in carriera ha ricoperto il mio stesso ruolo, fare l’uno due con Miccoli…tutti atleti da cui io posso solo imparare.

Qualche ringraziamento particolare?

Sicuramente il mister Diamante che ha seguito tutta la mia crescita e mi ha dato tanti consigli, nei momenti difficili era qui con mia madre e mio padre a confortarmi, a darmi fiducia e farmi capire le mie capacità, e mister Morello che mi ha dato tanto: sarebbe riduttivo definirli semplici mister.

Devo ringraziare anche Antonio Magliano che segue la mia preparazione l’estate e Luca Laudisa che ho conosciuto nell’U.S. Lecce e che continua ad aiutarmi e seguirmi come fisioterapista.

Per quale squadra tifi?

Tifo Lecce da quando da piccolo papà e mio zio mi hanno portato a vedere Lecce-Napoli in serie B finita 1 a 1; ancora non giocavo a calcio, ma amo il Lecce perché è la squadra della mia città, della mia terra.

La scuola è al primo posto, devo terminare gli studi ma voglio continuare questo sogno sperando diventi la mia professione, magari nel Lecce, da giocatore titolare, provare l’emozione di giocare al Via del mare, e segnare sotto la curva nord davanti ai tifosi giallorossi.

 

Emanuele Faggiano
emanuele@alambicco.com