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Floweed, il reggae ad un altro livello

dicembre 13, 2013 da redazione

Treble e Floweed sul palco
Floweed durante un'esibizione live
La copertina del primo disco di Floweed

 

A gennaio pubblicherà il suo primo disco. Abbiamo incontrato Giuseppe Liaci, in arte Floweed, e con lui abbiamo parlato della sua passione per la musica e del suo sogno che sta per realizzarsi

 

Il primo singolo pubblicato a settembre e il disco in arrivo a gennaio prossimo. Da dove nasce la tua passione per la musica?

Sin da piccolo ho sempre avuto un debole per la musica, ascoltavo di tutto, non avevo un genere “preferito”. Poi, a 17 anni, ascoltando un cd di Filograna, dj e fondatore dei Selection Master Crew, fu amore a primo orecchio per il Reggae. Cominciai a frequentare il piccolo studio casalingo che avevano in via Sant’Elia. A quel tempo ricordo che Lu Ciosa (Fabio Margiotta, sancesariano doc, ndr) ed A.C. cantavano su riddim giamaicani ed un giorno decisi di cimentarmi anch’io. Presto entrai a far parte della crew e cominciammo a sfornare canzoni, le diffondevamo gratuitamente su internet, o tramite mixtape.

Pensavi che un giorno avresti pubblicato un disco?

A quel tempo non avrei mai creduto di arrivare a realizzare un album “ufficiale”, per lo più da solista. Il nostro percorso musicale subì una svolta nel momento in cui Filograna cominciò a realizzare le sue basi, dando vita ad un percorso più originale, con la collaborazione di innumerevoli artisti italiani e internazionali. Parlo della nascita di Filomuzik Records, la nostra giovanissima etichetta indipendente. Quando in me si fece strada la voglia di mettermi al lavoro per un disco tutto mio, andai alla ricerca di maggiore padronanza della mia voce: presi lezioni di canto da Emanuela Gabrieli, ed iniziai a scrivere per Un altro livello. 

La tua famiglia e i tuoi amici ti hanno appoggiano in questa tua passione?

Paradossalmente la mia famiglia è stata sempre contraria, ricordandomi che “la musica non da il pane” e che quindi va presa come hobby e non può essere considerata come una professione. Il che è vero, ma soltanto in parte: so bene quanto sia difficile vivere di musica ma la mia domanda è “perché non provarci?”. I miei colleghi e amici invece mi hanno sempre invogliato a credere nel mio sogno e continuano tutt’ora a supportarmi.

Leggendo la recensione del tuo singolo sul sito Rockit.it la tua musica è definita “reggae come deve essere”. Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato e in cosa ti differenzi da loro?

Domanda complicata, perché se dovessi citare tutte gli artisti che hanno influenzato il mio percorso musicale non basterebbero due pagine. Ascoltando il disco, un orecchio attento coglierà sicuramente l’influsso di Garnet Silk, Million stylez, Turbolence e Techn9ne.

Di cosa parli nei tuoi testi, quali sono gli argomenti che vuoi comunicare con le tue canzoni?

Fondamentalmente scrivo testi autobiografici comunicando rabbia per le costrizioni del sistema, parlando di difficoltà sociali, di libertà individuali, e ovviamente d’amore, il motore di tutto. 

Internet, YouTube, Facebook oggi sono una grande vetrina per chi ha qualcosa da comunicare. Anche il tuo percorso è partito dai social?

La condivisione in rete è secondo me la migliore modalità di diffusione odierna. Sin da subito ho utilizzato ottime piattaforme di condivisione quali Myspace e Youtube. Con l’avvento e la diffusione di Facebook, ho avuto uno strumento in più per creare un rapporto ancora più immediato con il mio pubblico. Ma è sempre bene ricordare che queste tecnologie devono essere solo un trampolino per l’unico salto importante: le produzioni musicali e i live show.

L’album è prodotto da Treble, fondatore dei Sud Sound System e autore dei testi dei loro primi album. Come lo hai conosciuto e come è nata la vostra collaborazione?

Tra i tanti produttori che contattai, e qualche porta sbattutami in faccia, l’unico a intravedere qualcosa in me fu proprio Treble. Non è un caso infatti, che egli avesse già alle spalle innumerevoli produzioni di nuove voci. Cominciò così la nostra collaborazione, quasi ogni giorno mi recavo da lui per scrivere o incidere qualcosa. Armato di pazienza egli si è occupato di tutta la parte burocratica, mi ha fatto conoscere i musicisti che sono intervenuti su alcune delle basi del disco, mi ha portato in giro con lui durante i suoi live. è una persona molto onesta e saggia, mi ha dato lezioni non solo di musica, ma anche di vita.

Il reggae dà il meglio di sé nelle esibizioni dal vivo. Come è il tuo rapporto con il palco e il pubblico?

Il mio rapporto con il palco è ancora acerbo, ho fatto alcune date in giro ma sono ancora poche per poter dire di aver acquisito la giusta presenza scenica. Questo è proprio uno dei miei obiettivi primari: accumulare esperienza. Amo la sensazione che si prova durante un’esibizione, soprattutto quando sono accompagnato da una band. Per la promozione del disco stiamo già mettendo in piedi due tipi di live: uno in dj set, e uno con la band. E siamo pronti a suonare ovunque!

Un’ultima curiosità: come mai hai scelto “Floweed” come nome d’arte? Ha un signficato particolare?

Come sapete, il mio nome d’arte fino a qualche tempo fa era Spruscia, che tra l’altro è un soprannome molto comune nel nostro paese. Sono stato battezzato con il nuovo pseudonimo di Floweed da Treble e Lu Ciosa, perché in me confluiscono l’amore per il Flow (la musicalità dei versi) e per la weeda. Treble l’ha interpretato come un “cavalcare l’onda con un flusso eterno”.

 

Gianni Nobile
gianni@alambicco.com

 

 

Un altro livello - La recensione

Dopo diverse produzioni di singoli per Filomuzik records, Giuseppe Liaci in arte Floweed, realizza l’album d’esordio “Un altro livello” mettendo a frutto l’intensa e proficua collaborazione con due produttori tra i più attivi della musica “reggae e dintorni” salentina: Frank Filograna e Treble Lu Professore.

“Un altro livello” mette in luce fin dal primo ascolto le cristalline qualità canore di Floweed, dotato un timbro particolare, impreziosito da una ottima intonazione, caratteristiche che lo fanno “riconoscere” ed apprezzare per lo stile originale. Grazie all’esperienza di Treble e alla vivacità espressiva di Frank Filograna, nulla è lasciato al caso, il lavoro è molto curato musicalmente, 12 canzoni intense per ritmo, significati e interpretazione. Il vestito musicale creato da Filomuzik e Treble è perfetto per il Floweed di oggi, comunque in fervida e continua evoluzione: non c’è ritmo o stile che non possa interpretare,  canta ora con eleganza, ora con rabbia, ora con gentilezza, creando comunque un album concettualmente omogeneo e non una mera compilation di riddim.

“Un altro livello“ è l’esordio di un artista che fa chiaramente ascoltare qualcosa di “non già sentito”, ispirato nelle melodie, incalzante e con il “flow” nelle metriche, utilizza prevalentemente l’italiano, “calando” così il suo asso e aprendo naturalmente altri orizzonti .

Efficacissime le collaborazioni musicali con “Ciosa” (tra l’altro è l’inflessibile supervisore dei testi), i Lyrical Bratherz (hip hop made in Salento), Treble stesso in un paio di brani e altri musicisti salentini da scoprire nelle note di copertina. Un cd da avere in originale, sicuramente per supportare la musica indipendente, ma soprattutto per non perdersi la testimonianza audio che la musica salentina (tra reggae e rap) può guardare più in alto.

Il titolo, “Un altro Livello“, in realtà vuole significare: un altro passo, un altro gradino… verso la consapevolezza di essere artista del Salento che alza un po’ di più lo sguardo…