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Dalla discarica di Cavallino alle ecomafie

marzo 3, 2014 da redazione

Discariche abusive, eternit, radioattività, uranio impoverito, raccolta differenziata: il complesso universo dei rifiuti tra tutela ambientale e interessi economici. “l’alambicco” intervista in esclusiva uno dei “paladini” in prima linea nella difesa del territorio: il Procuratore della Repubblica Ennio Cillo

 

L’anno scorso è comparsa su tutti i giornali locali la notizia che la Procura di Lecce avesse aperto un fascicolo contro ignoti dove l’ipotesi di reato era quella di Disastro Ambientale a seguito di diversi esposti presentati sulle puzze provenienti dagli impianti di Cavallino. Cosa ci può dire in merito allo stato delle indagini.

Intanto posso dire che un principio di carattere generale della disciplina dei rifiuti è che questi non devono emettere odori molesti tali da essere di disturbo alla popolazione. Per quanto riguarda gli impianti di Cavallino abbiamo ovviamente ricevuto una serie di segnalazioni, anche da parte dei cittadini di San Cesario, che lamentano questi odori in particolari condizioni meteorologiche. Quello che possiamo dirvi è che è stata avviata un’indagine attenta, dettagliata e precisa. Comprendo che le popolazioni interessate vorrebbero degli aggiornamenti frequenti sull’andamento di questi problemi, purtroppo bisogna avere fiducia nell’intervento che si sta portando avanti che accerterà correttamente la situazione.

Parlando in termini più ampi, non sono solo i cittadini di San Cesario ad essere preoccupati per la questione dei rifiuti. Negli ultimi mesi è balzata all’attenzione delle cronache la notizia di una possibile presenza nel sottosuolo salentino di rifiuti tossici.

Tutti vorrebbero subito delle risposte per le quali è necessario fare degli approfondimenti. Però la risposta più seria che si può dare in merito all’ipotesi di rifiuti sotterrati è che abbiamo messo insieme tutte le forze di polizia che hanno esperienza in questi interventi sul territorio e quindi guardia di finanza, guardia forestale e carabinieri del NOE e stiamo cercando di utilizzare i sistemi più moderni della tecnologia per rilevare l’eventuale presenza di rifiuti che possano essere stati sotterrati. Però bisogna dire che noi non abbiamo nessun riscontro della possibilità che dalla Campania o da altre regioni in anni passati siano arrivati rifiuti. Questa è un’ipotesi che noi escludiamo perché non abbiamo mai avuto il minimo riscontro.

Si riferisce alle rivelazioni del collaboratore di giustizia Schiavone, in merito allo smaltimento illegale di rifiuti?

Quelli erano dei discorsi estremamente generici e che in maniera molto indiretta riguardavano la nostra regione non erano delle indicazioni specifiche. Non solo, ma non erano neanche delle indicazioni verosimili almeno per quanto riguarda l’ipotesi di traffici che da altre regioni abbiano potuto portare qui rifiuti particolarmente pericolosi. Però questo per dire come molte volte si sia innestata una sorta di psicosi. Da una parte è ragionevole che le persone chiedano delle risposte sull’incremento di alcuni tipi di malattie e quindi leggano in maniera anche un po’ allarmata qualunque messaggio. Noi abbiamo la percezione che, ammesso che vi siano stati in alcune aree particolari, dei sotterramenti di rifiuti, saranno stati quelli provenienti dalle attività artigianali di quelle zone. Quindi per carità non delle cose lecite, ma tutt’altro. Però questo avviene su aree dove noi un controllo l’abbiamo sempre esercitato e quindi non immaginiamo che si tratti di enormi discariche abusive. Non viviamo in una terra dove se aprono una discarica a cielo aperto di molti ettari nessuno dice niente per paura. Siamo grazie al cielo in una situazione civile diversa dove per il problema dei rifiuti ci può essere una situazione un po’ di degrado superficiale, ma molto meno un pericolo diffuso grave di inquinamento. Però proprio per dare una risposta approfondita corretta, abbiamo messo in campo un coordinamento tra le varie forze di polizia e a breve utilizzeremo anche dei mezzi aerei che hanno una capacità di lettura del territorio non solo con delle banali fotografie, ma anche proprio con un sistema di analisi di ciò che c’è nella fascia superficiale del suolo. Poi incroceremo questi risultati con i dati che, conoscendo la zona ed eliminando quindi possibili falsi allarmi, ci dicano se ci sono aree sulle quali effettivamente ci siano da approfondire le indagini. Queste situazioni puntuali di occultamento di rifiuti provenienti da attività artigianali vanno indagate perché, se possono creare anche potenzialmente dei pericoli, vanno adottate delle iniziative e, se il caso, anche la bonifica delle aree per evitare che il progredire dell’inquinamento raggiunga la falda.

Ma possiamo parlare di fenomeno ecomafia qui in Salento?

Torniamo a ribadire che non abbiamo elementi che riscontrino un rapporto con organizzazioni mafiose che siano esterne al nostro territorio, mentre quelle del nostro territorio sono già fortemente contrastate e ridimensionate. In genere quando si parla di ecomafia si parla di cicli, come il ciclo del cemento, che sono propri di altre realtà e di altre regioni. In alcune regioni si scava abusivamente una cava, il materiale ricavato dalla cava lo si usa per edilizia abusiva, la cava viene colmata da rifiuti e così viene tombata. Il collegamento diretto di associazioni mafiose che investano e speculino specificatamente sui rifiuti se da una parte come problema certamente esiste, è un problema per il quale noi qui riscontri precisi non ne abbiamo. Bisogna comunque sempre essere vigili sulle ipotesi che ci possano essere infiltrazioni della criminalità o della criminalità organizzata nella gestione ad esempio di appalti e servizi. Al momento però non solo non abbiamo elementi che ce lo fanno pensare, ma anzi abbiamo una serie di dati che ci tranquillizzano quantomeno sulle ipotesi di traffico che tradizionalmente si collegano al termine ecomafia. Inoltre è molto importante censire e recuperare rapidamente tutte le  situazioni di degrado perché un territorio che appare solo oggetto di continui abbandoni di rifiuti di vario genere diventa un territorio che manda il messaggio di non essere controllato da nessuno. E qui penso ad alcune cave dove la situazione di grave abbandono può sollecitare l’idea che anche lì si può smaltire qualche cosa che va oltre il rifiuto domestico. I controlli che gradatamente stiamo cercando di fare sono anche su queste realtà.

Però in passato abbiamo avuto casi di discariche abusive di rifiuti pericolosi.

L’unico importante caso di traffico di rifiuti pericolosi è stato molti anni fa quello relativo allo scarico e al tentativo di chiudere in discarica i fusti contenenti PCB che sono sostanze particolarmente pericolose (inquinanti dalla tossicità paragonabile alla diossina) . Questo era un fenomeno che interessava una fascia di località nella zona di Ugento, Acquarica e Presicce. Però oltre ad essere stati conclusi a suo tempo i processi con l’accertamento delle responsabilità, la Regione ha finanziato e sono state eseguite le bonifiche totali di quelle zone. A distanza di tempo, quando è venuto fuori un allarme che poi è risultato ingiustificato di chi diceva che nonostante le bonifiche vi era ancora del materiale sotterrato, quelle discariche sono state nuovamente scavate quasi completamente senza ritrovare assolutamente nulla di quello che ancora si diceva poteva essere rimasto anzi con la prova che la discarica era stata bonificata perfettamente. Sono convinto che alcune delle foto di bidoni rotti che abbiamo visto sulla stampa in questo periodo erano probabilmente bidoni che risalivano al tempo delle prime indagini che erano stati rimossi in aree che erano state completamente bonificate.

Quindi il problema dei rifiuti nel Salento sembra più legato all’incuria.

Un discorso che io sottolineo è proprio quello che almeno l’abbandono dei rifiuti può essere evitato. Bisogna dire che oggi finalmente stiamo raggiungendo la percezione che questo non è un fenomeno banale ed è stato appena introdotto un delitto molto grave, nato per reprimere il fenomeno della “terra dei fuochi”, punito fino a 6 anni e in alcuni casi con pene maggiori, per chi dà fuoco ai rifiuti abbandonati. Questo perché a volte non ci si rende conto che bruciare della plastica e della carta a basse temperature è una procedura che può produrre delle diossine. Adesso io non voglio dire che anche a proposito di questi inquinanti così pericolosi non si debba fare innanzi tutto un controllo su tutte le industrie che potenzialmente potrebbero produrli, anzi è esattamente quello che noi come procura stiamo facendo, però accanto al controllo che l’autorità giudiziaria deve fare rispetto ai singoli impianti alle singole situazioni ci deve essere un controllo diffuso del territorio. L’allarmismo esagerato se non è costruttivo non aiuta, però non è da sottovalutare la richiesta che ci viene dai cittadini di assicurare per parte nostra che non ci siano rischi per l’aria per l’acqua e per la salute da uno scorretto esercizio di attività imprenditoriali e industriali. 

Proprio in merito all’abbandono dei rifiuti, sembra che spesso in discarica vengano conferiti rifiuti con un certo contenuto di radioattività, da dove provengono?

Questi rifiuti che hanno una bassa percentuale di radioattività derivano dai trattamenti sanitari che vengono fatti a base di isotopi radioattivi, come le scintigrafie oppure delle somministrazioni di farmaci con un basso contenuto di radioattività e di recente abbiamo concluso un indagine in merito. Sono stati attivati una serie di portali d’ingresso nelle discariche sensibili alle radiazioni. Frequentemente ci sono state delle segnalazioni di questi rifiuti a bassa radioattività che derivavano appunto dai rifiuti domestici nei quali veniva smaltito qualche oggetto connesso all’utilizzo della terapia che viene fatta in ospedale, ma che poi viene proseguita in casa. La soluzione è stata proprio quella di sollecitare le ASL e i laboratori privati a fornire indicazioni precise su cosa fare di eventuali rifiuti che potessero essere contaminati. Ma anche qui stiamo parlando di situazioni di radioattività di basso livello e che decadono nel giro di 2-3 giorni. Tanto che quando i camion  che contenevano materiale di questo genere o i contenitori venivano messi in quarantena dopo 2-3 gg venivano ricontrollati e risultavano privi di radiazioni. 

Parlando di rifiuti radioattivi, abbiamo avuto notizia anche della probabile presenza di Uranio Impoverito nella zona militare di Torre Veneri a San Cataldo. Ci può dare notizie in merito alle indagini che si sono concluse?

Qui possiamo dare una notizia fortemente tranquillizzante, poiché sono stati effettuati accertamenti ed analisi di alto livello per verificare le ipotesi che potessero mai essere stati usati o proiettili con uranio impoverito o materiali simili e le nostre indagini hanno escluso assolutamente sia l’utilizzo di questo genere di materiali sia la presenza nella zona militare di Torre Veneri di qualunque livello di radioattività diverso da quello delle altre zone litorali del Salento. Quel poco di tracce di radioattività che ci sono, sono risalenti alle ricadute di Cernobyl. Per quanto invece riguarda l’abbandono di bossoli dei proiettili delle esercitazioni in mare è in atto un impegno anche da parte del ministero della difesa al recupero di quelle aree.

 

Ilaria Parata
ilaria@alambicco.com