Salta al contenuto principale

Arrivano le giostre!

dicembre 9, 2012 da redazione

Intervista a Pino Marsico, che con la sua famiglia di circensi e giostrai anima da decenni le piazze dei nostri paesi e città, con attrazioni divertenti ed emozionanti

Ci racconti la vostra storia. Sappiamo che la vostra famiglia ha origini circensi.

Mio nonno, Nicola Marsico, negli anni del dopoguerra, faceva gli spettacoli con i circhi americani, giravano per le piazze dei paesi e delle città, portando numeri di acrobatica o di forza(gli uomini che spezzavano le catene). Io ne ho un vago ricordo, molto mi è stato raccontato da mio padre, Domenico, nome d’arte Bistecca. Negli anni ’50 mio nonno creò con la sua famiglia un piccolo circo. Io sono nato in una roulotte o carovane come un tempo le chiamavamo noi, trainate a volte anche dai cavalli.

Da quanto tempo e come siete giunti a San Cesario?

A mio padre, San Cesario era piaciuto molto quando vi avevamo fatto tappa la prima volta. Avevamo lo spazio per il nostro circo verso la zona Casilli. Ricordo che un anno, nel 1958, per l’Epifania papà mi regalò una bicicletta che però un paio di giorni dopo fece modificare da mesciu Cesarino (un meccanico di biciclette ) a mozzo fisso, perché a otto anni dovevo imparare a fare un numero per il circo. Papà mi disse: “Vai in pista e fai qualcosa”. E così cominciò la mia esperienza di circense.

Con il passare degli anni con i miei fratelli e le mie sorelle incominciammo a fare dei numeri acrobatici, di equilibrismo; mia sorella Elida era trapezista e contorsionista. Del circo facevano parte altri parenti della famiglia Marsico che ora sono in Calabria. Nel ’63 ci fermammo a San Cesario per 3 mesi, il nostro circo era diventato un ritrovo al di là dello spettacolo. In quel tempo c’era poca televisione e l’unica alternativa era il cinema. E allora la gente veniva da noi per passare un pò di tempo, si rideva con i bozzetti napoletani che recitavamo.

Poi con il circo decidemmo di andare nel nord d’Italia, verso il ferrarese ma non fummo fortunati. Andammo lavorare con il circo Medrano, ma non eravamo visti di buon occhio, in quanto meridionali, ci trattavano con un certo distacco, nonostante fossimo bravi e simpatici. Poiché eravamo scuri di pelle e non alti ci scambiavano per messicani e quando presentavano i nostri numeri di acrobatica dicevano:”Dal Messico i fratelli Marsico”. Successivamente abbiamo lavorato con il circo di Orlando Orfei per due anni (mio padre è stato anche in Kuwait con Orfei) e con Cesare Togni ; ma dopo l’Epifania del ’68 ci dissero che non potevamo più lavorare con loro. Ci fermammo a Pistoia per svernare da alcuni parenti giostrai. E lì decidemmo di acquistare una pista di go-kart, perché il guadagno era buono e tornammo giù. In pochi giorni ci furono buoni incassi perciò cessammo l’attività di circensi per iniziare quella di giostrai. Alla pista aggiungemmo le macchine da scontro, poi la giostra a seggiolino e la giostra apparecchi.

Nel ’74 uscì la ballerina, ne sentivamo parlare molto bene, andammo a Rimini per vederla ma il prezzo per acquistarla ci scoraggiò: 50 milioni di vecchie lire. Però, grazie all’aiuto di alcuni parenti, alla fine la comprammo. E fu un grande successo. Poi acquistammo il Tagadà, il Ranger, il Crazy-dance e mio padre decise di comprare un terreno a San Cesario.

È vero che suo papà a ottant’anni riusciva ancora a fare la verticale?

Magari la verticale non più ma certamente aveva ancora energia ed era sempre pronto a fare battute. È stato uno dei migliori clown d’Europa negli anni ‘60-‘70.

Qual è il rapporto con San Cesario?

Siamo contenti di stare qui. Ci troviamo bene, c’è un rapporto sereno, di reciproco rispetto.

L’arrivo delle giostre è sempre stato uno dei momenti più attesi nel calendario di ogni paese e città. Gioia per gli uni, fatica per gli altri. Quali sono le reali difficoltà che una vita in movimento comporta, rispetto, per esempio, alla frequenza scolastica?

I ragazzi che devono frequentare la scuola sono fissi qui, non si spostano. Quando io ero piccolo frequentavo la scuola di un paese per una settimana, poi la scuola di un altro paese, poi un’altra e cosi via. Oggi non è più così per noi.

In quale zona vi muovete attualmente?

Prima avevamo un raggio di spostamenti più largo, arrivavamo a Bari e anche oltre. Negli ultimi anni le cose sono cambiate. Ci sono molti giostrai e in molti comuni o si portano attrazioni nuove o è più difficile entrare. Gli incassi non sono più quelli di una volta.

L’apertura negli anni dei parchi divertimenti ha influito negativamente sulla vostre attività?

No, perché l’atmosfera è diversa, chi entra in un parco divertimenti paga il biglietto e poi paga altrettanto in gadget ed altro. Il fascino delle giostre che arrivano nei paesi e portano allegria e divertimento per qualche giorno resta inalterato nel tempo. La ballerina a noi ha portato molta fortuna, così come il Tagadà. Quando la gestivamo io e mio fratello, i ragazzi ci seguivano nei nostri spostamenti da un paese all’altro, perché una giostra bisogna saperla animare, così il piacere di provarla aumenta ancora di più.

La crisi ha toccato anche la vostra attività?

A noi la crisi ha colpito molto. Mentre un tempo la tassazione era meno gravosa, oggi abbiamo da coprire assicurazione camion, incendi, responsabilità civile; le spese per i carburanti, per l’elettricità sono aumentate e si guadagna di meno. Ci spiace non poter usufruire di un’area attrezzata, che i Comuni dovrebbero avere in base alla Legge 337/68. Molti Comuni non rispettano questa legge e altri cercano di scoraggiare la presenza delle giostre con tasse sul suolo molto alte o proponendo aree periferiche difficili da raggiungere.

Un ricordo a cui è particolarmente legato della sua attività di circense e giostraio.

Una volta, a 18 anni Orlando Orfei mi mandò a gareggiare per Giochi senza Frontiere in Belgio. Fu un’esperienza molto bella anche perchè mi resi conto dei cambiamenti di costume in atto, parliamo del ’66 e da meridionale non mi era mai capitato di vedere ragazze da sole in un bar o in un pub. L’altro ricordo particolare è il viaggio di lavoro in Libia. Portammo la Ballerina ed era impressionante vedere la folla di gente che accorreva quando aprivamo la cassa per comprare i biglietti.

Avete mai desiderato lasciare le vostre case viaggianti e cambiare attività?

I nostri figli hanno voglia di continuare la tradizione professionale della nostra famiglia, hanno delle nuove e belle giostre, di notevole attrattiva. Io ho presentato dei progetti per realizzare un baby- park a Lecce ma non ho mai ricevuto risposta. Ma ho un carattere forte, perciò finchè potrò andrò avanti con le mie giostre. E non credo che riuscirei mai a vivere in una casa senza ruote!

Giuliana Scardino
giuliana@alambicco.com